La giurisprudenza sul caso. Con la recente pronuncia della Commissione Tributaria (Ct) provinciale di Catania (196/03/08 del 10/04/08) è stato affermato un principio: le tariffe dei rifiuti devono essere fissate dai Consigli comunali e non dall’Ato (ambito territoriale ottimale).
Difetto assoluto di competenza. Con questa particolare forma di nullità è stato censurata la società per azioni “Simeto Ambiente Ato3 di Catania”, per aver arbitrariamente imposto l’accertamento delle tariffe, in contrasto con la normativa di riferimento (Decreto Ronchi n.22/97 art.49co8). Di fatto l’Ato, al quale spetta “solo di applicarle”, ha “usurpato” e scavalcato la funzione dei Consigli comunali, titolari effettivi della relativa competenza di “accertare le tariffe”.
La “rivoluzionaria” interpretazione della Ct, soprattutto per le conseguenze fiscali, per l’efficacia e la validità degli atti di accertamento operati dall’Ato, si pone sul solco delle recenti pronunce del Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Palermo e della sezione staccata di Catania. In tutte queste sentenze sostanzialmente si ribadisce sempre che l’attività portata avanti dai vari Ato è sempre stata posta in essere “in violazione del decreto Ronchi” (che dava seguito ad alcune direttive comunitarie in materia).
La conferenza del 5 giugno al Club Progressista: i risvolti. Sulla base di quanto emerso dai provvedimenti del Tar e della Ct, l’associazione “Belpasso 2000 – il passato a garanzia del futuro –” ha organizzato una conferenza per sensibilizzare e informare i cittadini-contribuenti-consumatori; per promuovere un’azione di contrasto contro gli “abusi” dell’Ato.
Dopo il saluto di Gregorio Gazzetta, Presidente del “Club”, presso i cui locali si è tenuto il confronto civico, l’introduzione di Giambattista Spampinato, che presiede il sodalizio forense di Belpasso, ha chiarito che l’obiettivo “non è quello di invitare i cittadini a non pagare, a farsi Masaniello, ma di responsabilizzare i Consigli comunali spingendoli ad agire con giustizia ed equità”.
Di seguito, Pippo Bruno, Presidente dell’associazione Belpasso 2000, ha illustrato i dettagli tecnici di tutta la vicenda, manifestando una certa imbarazzante apprensione per “il silenzio tetragono dimostrato dalle varie autorità pubbliche, responsabili –a suo dire – a vari livelli”. Dalla Regione, in particolare il Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti del 2002 (contemporaneamente Governatore), alla Prefettura, e poi ancora alle varie realtà locali con amministrazioni e Consigli comunali, che in pochi casi (Pedara e Mascalucia) si sono attivati in maniera determinante sul problema.
In particolare, “l’ex Governatore (Totò Cuffaro, ndr), nella sua qualità di Commissario straordinario ai rifiuti, sarebbe responsabile per aver obbligato, a partire dal 2002, i Comuni siciliani a riunirsi negli Ato. E questo comportamento è l’unico esempio, deviante rispetto al Decreto Ronchi, in tutta Italia”. Bruno ha poi ribadito che in questo modo “si sono creati troppi enti (comuni, ato, enti di riscossione, ditte esecutrici ecc…) che intervengono nella gestione dello stesso servizio, causandone la lievitazione dei costi”. Alla Prefettura si rimprovera il fatto che, secondo quanto ricostruito da Pippo Bruno, ex dirigente dell’Amministrazione Finanziaria, la risposta alle proteste delle organizzazioni dei consumatori sia stata solo quella di predisporre un intervento solo nel caso di “emergenza igienico-sanitaria”. Peraltro viene riconosciuto che lo scorso 2 giugno il nuovo Prefetto, Giovanni Finazzo, “ha riunito i Sindaci dei 18 Comuni consorziati con l’Ato 3 invitandoli a riappropriarsi delle loro prerogative”. E ciò ha determinato una reazione a catena nell’attenzione al problema. “All’odierno Governatore Raffaele Lombardo, ha continuato Bruno, si deve dar atto della importante iniziativa che, con decreto, impone la riduzione degli Ato, da 27 a 9. Ma, ha ribadito il Presidente di Belpasso 2000, questo provvedimento non potrà mai bastare se non seguirà la linea dura sulla raccolta differenziata, in Sicilia ai minimi termini”.
Le responsabilità. Di rilievo l’intervento di Claudio Longhitano, legale della Federconsumatori di Catania il quale, per un verso soddisfatto della vittoria giudiziaria, per un altro verso punta il dito sulle “responsabilità politiche e amministrative dei Comuni, della Prefettura e della Regione; infatti – ha affermato l’avvocato – esisteva già una sentenza della Commissione Tributaria di Messina ma nessuno ne ha tenuto conto”. Infine ha posto l’accento sull’emanazione da parte di Simeto Ambiente di una “bozza con la quale in sostanza si impone ai Consigli comunali, per evitare le conseguenze della sentenza in della Ct, di deliberare una fideiussione bancaria per garantire il pagamento di quanto ancora non percepito a titolo di Tia e ripianare il deficit dell’Ato, e di approvare (che vale a dire ratificare) con effetto retroattivo le tariffe già esistenti dal 2004 al 2007 e imposte in maniera illegittima dalla stessa Autorità d’Ambito”. Ha concluso Longhitano puntualizzando che “fa pensare la “casualità” del termine entro il quale – il 10 giugno – i Comuni devono adempiere a questa “diffida” rispetto alle vere intenzioni dell’Ato, visto che proprio per quella data è prevista l’udienza presso il Tribunale Fallimentare di Catania che deve verificare le passività delle ditte appaltatrici del servizio di gestione del servizio”.
Sulle responsabilità del nostro Comune, non possiamo non rilevare l’atteggiamento quanto meno astensionistico dell’Amministrazione Papale, se si ha riguardo dell’opinione sull’argomento (ad una nostra domanda specifica sull’attivismo dei Comuni di Pedara e Mascalucia) espressa da Antonino Camonita, assessore al ramo, che sbrigativamente tacciava di “inutilità” l’idea di proporre i ricorsi contro l’illegittimo accertamento operato dall’Ato.
Collegamenti con l’emergenza di Napoli. Sebbene non direttamente inerenti alla questione Tia, sono state di pesante attualità le argomentazioni avanzate da Giusi Milazzo, (responsabile della CGIL), in base alle quali, senza una raccolta differenziata dell’80%, nessuna soluzione del problema si può avere, per evitare di ritrovarsi in una situazione peggiore di quella campana, come preconizzato precedentemente da Claudio Longhitano.
Alla fine dei lavori è stata approvata una mozione con la quale si invitano le autorità competenti a considerare alcune proposte che sottoscritte dai presenti alla conferenza. In particolare: 1. La riduzione, dall’odierno 80%, della quota fissa della tassa, ed un aumento corrispondente di quella variabile. 2. Disapplicazione dell’IVA sulla tariffa. 3. Ridotare i Consigli comunali del relativo potere di determinazione dell’ammontare dovuto. 4. Segnalazione alla Procura Generale della Corte dei Conti per riscontrare se responsabilità politica e/o amministrativa dei vari enti locali, in termini di ricadute finanziarie nelle tasche dei cittadini.
Infine fa specie rilevare, da una parte, che in certe iniziative di alto senso civico, siano presenti solo certe parti politiche. D’altra parte è rimasta inevasa la domanda implicita sul come i cittadini belpassesi debbano comportarsi, dal momento che, a differenza che negli altri Comuni, la decadenza di Consiglio comunale e Sindaco, pone degli ulteriori problemi, considerando anche che il Commissario già nominato ha “ex se” approvato le tariffe “imposte” dall’Ato, in base a quanto si apprende da La Sicilia del 09/06/08.
L’invito rivolto dagli organizzatori, per i cittadini che intendono fare ricorso, è stato quello di rivolgersi ai sindacati e alle associazioni di consumatori (cgil, cisl, federconsumatori, confesercenti).
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