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La strage di via D'Amelio, 19 luglio 1992
 
 
 
 
 
 
Un esperto in telefonia a servizio del Mappassotu?

Un tecnico è ritenuto dal giudice dell’udienza preliminare un concorrente esterno alla cosca di Pulvirenti.  Viene rinviato a giudizio. La difesa: è innocente


di Antonino Recupero :: venerdì 02 maggio 2008

BELPASSO – (02/05/2008) Il tecnico Giuseppe Di Stefano assurge nuovamente agli onori della cronaca in quanto, dalle risultanze investigative, avrebbe costituito importante punto d’appoggio e di rafforzamento per la cosca mafiosa del mappassotu.
L’accusa fornita da alcuni pentiti, sulla scorta di quanto appreso anche da La Sicilia in questa settimana, si basa sull’ausilio prestato in occasione della fornitura di telecomandi destinati ad attentati dinamitardi organizzati dai boss.

Sarà la quarta sezione del Tribunale di Catania a dover giudicare degli addebiti mossi nei confronti del Di Stefano la cui condotta, in base alla ricostruzione della pubblica accusa, integrerebbe la fattispecie criminale del concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato molto grave che, malgrado non contesti l’appartenenza diretta dell’uomo nei ranghi di Cosa nostra, ne certificherebbe un ruolo primario nella continua disponibilità nel rafforzare la carica criminale del sodalizio mafioso.

In passato lo stesso Di Stefano è stato oggetto di altre pesanti accuse, in base alle quali gli era stata contestata, sempre in qualità di titolare della società di telefonia Geimp.srl, addirittura la fornitura dei telecomandi che sarebbero serviti per fare esplodere la strada di via D’Amelio dove perirono Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta il 19 luglio del ’92. Al momento la relativa inchiesta risulta archiviata presso l’autorità giudiziaria di Caltanissetta.

Inchiesta sulla quale però è da notare che è stato sollevato notevole clamore in quanto è stata oggetto di una interrogazione parlamentare firmata da 15 deputati nel novembre del 2006. L’iniziativa dell’interrogazione è opera di alcuni parlamentari di Italia dei Valori, e di altri della Sinistra radicale, compreso pure un elemento del Pd. (leggi l’interrogazione)

Il dato inquietante in tutte queste vicende è che mentre, secondo i giudici inquirenti, il Di Stefano si sarebbe prodigato a favorire Cosa nostra, nel frattempo prestava servizio e consulenza tecnica presso la stessa Procura di Catania.

Ovviamente dal momento in cui, sono state avviate tutte queste indagini, dal 2006, la Procura ha sciolto il proprio rapporto di collaborazione con l’indagato, e adesso lo ha rinviato a giudizio.
La prima udienza si terrà il prossimo 24 giugno.

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